March 20, 2018

Un viaggio libero tra le mura della città vecchia di Gerusalemme. Perdendosi per le piccole infinite vie, tra i suoi muri bianchi. Tra le sue bellezze e le sue eterne contraddizioni. 

Israel: Tel Aviv, "A start-up Nation"

Èla cittàche non dorme mai, Tel Aviv, giovane (non ha neanche 100 anni che compirànel 2019) e per i giovani. Per chi ha voglia di vivere sì, ma soprattutto per chi ha un'idea e vuole metterla in pratica. Non importa da dove vieni o qual èla tua storia: a Tel Aviv trovi subito terreno fertile per  sviluppare un'intuizione e farla diventare... una startup. 

Poche lungaggini, niente file interminabili o e-mail che restano senza risposta: in una cittàcosì, fulcro della Silicon Wadi (che in ebraico significa "valle"), puòcapitare di incontrare un investitore al bar o durante un meetup a ingresso gratuito, cui ti puoi iscrivere anche 10 minuti prima.

 

Succede al Mindspace, dove da inizio 2018 ha i suoi uffici anche Booking.com, un lunedìsera, in cui si parte facendo networking, bevendo e mangiando per poi ascoltare chi ha "idee da vendere". Tempo risicato, quello di "una salita in ascensore," nei cosidetti elevator pitch (che non durano piùdi 5 minuti) gli startupper si giocano la loro occasione. 

Èqui che incontriamo Firdavs, venture capitalist 23enne, originario del Tagikistan, ma ormai da anni a San Francisco che, dalla Silicon Valley èarrivato nella Silicon Wadi per trovare startup sulle quali puntare. 

Oppure, basta spostarsi di qualche manciata di metri, percorrendo Rothschild Boulevard, la "via delle startup" - dove ènata Tel Aviv - per partecipare a un altro meetup, dentro il coworking Urban Place alla Shalom Tower. Qui, sempre gratis, i giovani possono prima avere dei consigli su come gestire la propria attivitàe qualche ora dopo travestirsi e festeggiare Purim (festa che si tiene tra fine febbraio e inizi marzo).

Nella "Startup Nation" ai meetup incontri anche futuri soci come èsuccesso a Shaï, 29 anni, che dalla Francia si ètrasferito qui per trovare un lavoro che in Europa latitava. Contratto a tempo indeterminato per 3 anni nell'advertising finchénon ha mollato tutto e, insieme a Jeremy, 25 anni di Thaiti, ha deciso di avviare la sua impresa. 

Ad aiutare i giovani startupper ci pensa anche il Comune di Tel Aviv, che, a fronte di una piccola quota mensile, per alcuni mesi dàloro, all'interno del The Library Coworking, scrivanie e possibilitàdi partecipare a meeting, avere consulenze e tanto altro ancora. Cosìcome il Ministero dell'Economia israeliano che per le startup tecnologiche ha creato l'Innovation Authority.

C'è, poi, chi la sua startup l'ha creata dentro un capannone industriale a 2 piani nella cittàvecchia di Jaffa e continua a rimanerci anche dopo avere ricevuto i primi finanziamenti. Come Itay, Nadav e altri 3 cofounder che si sono conosciuti grazie a una campagna politica fino ad arrivare a costituire un team di 17 persone.

Senza dimenticare che a Tel Aviv si puòlavorare ovunque, grazie a un eccellente rete wifi e soprattutto 14 km di spiaggia, dove, spento il computer, si trova il tempo per fare palestra e avere un percorso fitness personalizzato (idea di una startup locale insieme al Municipio), giocare a beach volley, festeggiare a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Italia "Di uomini e Lupi"

Il lupo e l’uomo, l’istinto e la ragione, il branco e la società, la natura e l’urbanizzazione. Il lupo e l’uomo, l’intreccio millenario delle due specie che formano una storia unica, una storia fatta di paure, di irrazionalità, di leggende, di scienza, di comprensione, di favole e integrazione. Il lupo e l’uomo nella storia hanno sempre camminato uno a fianco all’altro, sfiorandosi, passandosi accanto, scontrandosi di tanto in tanto, ma senza incontrarsi mai veramente, A volte diffidando uno dell’altro, a volte comprendendosi nelle loro diversità. 

“Ieri ho visto un lupo fuori dalla porta. Mi stava fissando con quegli occhi gialli. Era bellissimo. Mi è venuta la pelle d’oca e i brividi su per la schiena”. Questa è la frase che ho sentito più spesso parlando con chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo sguardo. 

E questo non capita sempre, anzi, il lupo è un animale molto schivo e raramente si avvicina all’uomo, ha imparato a diffidare di questa specie per preservare la propria. Molte culture in diverse parti del mondo hanno approcciato il lupo in maniera differente. 

Dagli indiani d’America, agli Inuit dell’Alaska, ai popoli del Nord Europa.

Anche il popolo italiano, fino a metà del secolo scorso, ha convissuto con questa specie. Verso gli anni ’20 però, in Italia il lupo cominciò a essere considerato una specie nociva sia per il bestiame che per la selvaggina. Così gli uomini si attrezzarono e cominciarono una battaglia contro il lupo portando la specie, durante gli anni ’70, a raggiungere il suo minimo storico di presenza sul territorio italiano.

Resistette solo in piccole zone ristrette del territorio nazionale che comprendevano i monti Sibillini e la parte meridionale della Calabria. 

A oggi il lupo è tornato in pianta stabile sul nostro territorio nazionale. Un fatto assolutamente naturale ma che ha riportato la questione lupo sulla bocca di molti, dal pastore che lavora con il suo gregge, ai banchi del Parlamento dove, a fine 2017, si è preso in considerazione un piano di legge a favore dell’abbattimento del lupo (piano che poi non è stato approvato). 

Negli ultimi anni sono nate diverse associazioni che lavorano per la possibile convivenza tra l’uomo e il lupo.

Molti pastori hanno accettato questa sfida e hanno cominciato a prendere precauzioni per la difesa del gregge sia con metodi innovativi (recinti elettrizzati per la notte e recinti “anti-lupo” per i greggi stabili) sia con metodi “antichi” come l’addestramento di cani pastore abruzzesi, deterrenti naturali del lupo. 

E mentre molti ricercatori ne studiano il comportamento e gli spostamenti su tutto il territorio nazionale, i cittadini si schierano ideologicamente a favore o contro la sua figura. 

E’ questo il lupo in Italia. Un predatore che è tornato a essere parte del nostro mondo sia fisico che mentale.

Pittori come Marzio Tamer ne celebrano la sua bellezza, diversi attori come Barbara portano i bambini nei boschi per raccontare le fiabe con il lupo protagonista, gli animalisti insorgono quando il governo tenta di varare piani di abbattimento. Paola con la sua cavalla Isotta ha attraversato le Alpi vivendo nei boschi per raccontare nel suo libro “Sentieri da lupi” la sua avventura immersa nella natura selvaggia. E le tradizioni paesane sulla sua figura tornano alla luce dopo essere state dimenticate per secoli, come nel piccolo comune di Chianale (CN), dove è stata riscoperta un’antica festa di Carnevale chiamata festa de “Li Loups”.

I magi sono la classe sociale più bassa e povera di tutta le classi della società nepalese. Vengono snobbati e non considerati dal governo e dalle altre classi sociali. Ed è proprio in mezzo a questa piccola società che popola il piccolo villaggio di Bodgau, che Jay Nepal ha cominciato a muovere i primi passi per ricostruire il paese dopo il terremoto e dare nuova speranza ai ragazzi ricostruendo e ampliando il complesso scolastico. A distanza di due anni un ragazzo italiano di nome Alessio, innamorato di questo villaggio e della sua popolazione, sta ancora vivendo li in mezzo a loro per costruire un progetto tutto suo che servirà a tenere lontano i ragazzi dalla piaga dell'alcolismo che affligge questi piccoli villaggi. Il progetto di creare una scuola calcio per i giovani abitanti di Bogdaun è nelle fasi iniziali. Al momento, Alessio con i suoi risparmi è riuscito a comprare qualche paio di scarpe da calcio, qualche pallone e qualche conetto per gli allenamenti.  

April 24, 2017

La vita a Kathmandu a distanza di due anni dal terremoto. La città ha ricominciato a vivere nonostante le contraddizioni interne. Molte famiglie hanno riavuto un tetto sopra la testa e il numero di sfollati è sensibilmente calato. I turisti sono tornati a percorrere le vie del movimentato quartiere di Thamel. La gente è tornata ottimista e speranzosa. All'interno della città esiste ancora un grosso campo terremotati nel quale vivono da ormai tre anni ancora 600 famiglie che si sentono abbandonate dal governo. Nonostante questa grossa difficoltà interna, la maggior parte dei luoghi sacri buddisti e induisti sono stati ricostruiti quasi interamente e i fedeli sono tornati in pellegrinaggio. 

Donetsk dalla primavera del 2014 è passata dall’essere un capoluogo di regione dell’Ucraina ad autoproclamarsi repubblica indipendente, passando per una guerra civile che ancora non è risolta. La regione del Donbass che contava 4 milioni di abitanti ha dovuto fare i conti con le bombe che hanno prodotto un milione e mezzo di sfollati e 10mila vittime, ora si sta rimettendo in piedi costruendo da sola un nuovo stato non riconosciuto. Non esistono multinazionali: di banca esiste solo quella di Stato, i McDonald sono stati rimpiazzati dalle copie locali chiamate DonMak. La gente circola su auto targate Donetsk People Republic e sui passaporti rilasciati non si vede il tridente ucraino ma un’aquila bicefala. Gli studenti frequentano regolarmente gli atenei mentre le biblioteche ed i teatri, nonostante la guerra, non rimangono marginali. Le bombe cascano sulle periferie dei centri abitati ma questo non impedisce ai bambini di frequentare il palazzetto dello sport e continuare quella che dovrebbe essere una normale routine.

Dalla santificazione di Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II, a quella di Madre Teresa di Calcutta. Un racconto che ripercorre queste due storie, entrambe cominciate dalle nottate dei fedeli accalcati fuori le mura vaticane, fino alle conclusioni delle santificazioni. Uno sguardo personale sulle migliaia di fedeli che hanno preso parte a questo significativo pezzo di storia cristiana.   

June 04, 2016

Calcutta è la città di Madre Teresa. La città scelta dalla piccola Suora di Skopje per iniziare il suo lavoro di missionaria. Dopo aver conseguito il noviziato nella cittadina di Darjeeling, Madre Teresa si sposta a Calcutta, la sua amata Calcutta. La città che è stata il fulcro e il completamento della sua illuminazione spirituale. Madre Teresa era determinata a fermarsi in quella città dove aveva visto troppo dolore, dove aveva incontrato "i piu poveri tra i poveri", e proprio in mezzo a loro ha deciso di vivere, per donargli una speranza, a volte anche solo una carezza. Per donare alle loro sofferenze un pò di pace e comprensione. Madre Teresa verrà santificata in Vaticano da Papa Francesco il 4 settembre, donandole così la massima onoreficienza religiosa possibile per tutto il suo operato in terra indiana. Premio nobel per la pace, Madre Teresa rimane una figura determinante per tanti ragazze novizie che come lei hanno scelto una vita difficile al servizio dei più poveri tra i poveri. Rimane anche un punto di riferimento per i moltissimi ragazzi volontari, che ogni anno partono per Calcutta per bussare alla porta della "Mother House" in Sarat Bose Road, essere accolti come fratelli, e vivere un'esperienza spirituale molto intensa che cambierà per sempre il loro modo di comprendere la vita.    

July 22, 2014

Agricoltura sostenibile in Burkina Faso, vuol dire generare vita, garantire un futuro migliore a donne, bambini ed interi villaggi. Il Burkina Faso è uno dei paesi agli ultimi posti della classifica mondiale, secondo l’indice di sviluppo umano (ISU) delle Nazioni Unite: ogni burkinabè convive quotidianamente con analfabetismo, malnutrizione e poche possibilità di accesso all’acqua. Realtà che solo investendo in progettualità e sviluppo dell'agricoltura sostenibile in Burkina Faso possono essere mitigate.

Sicurezza alimentare, lotta alla desertificazione, sistemazione dei terreni, opere idriche per l'irrigazione dei campi e attività di microfinanza per rinforzare l'agricoltura sostenibile in Burkina Faso, sono le attività principali che CISV Torino persegue da diversi anni nel paese.

Progetti di cooperazione che intendono attraverso l'agricoltura sostenibile in Burkina Faso limitare il degrado economico sociale delle popolazioni, dovuto alle condizioni climatiche sfavorevoli e alle frequenti impennate dei prezzi delle derrate alimentari degli ultimi anni, che mantengono una buona parte della popolazione in uno stato di sottoalimentazione permanente. L’80% delle famiglie abita in zone agricole, ma l'impossibilità di pratiche di agricoltura sostenibile in Burkina Faso, permette solo alla metà di esse di soddisfare i propri bisogni.

July 22, 2014

Circa il 50% della popolazione è di fede islamica, e il 30% cristiana. Il restante 20% è costituito principalmente da seguaci delle religioni africane tradizionali animiste. Elementi della tradizione animista si ritrovano anche nelle pratiche di culto cristiane e musulmane dei Burkinabé.
Nella cittadina di Dano, gli abitanti sono principalmente divisi tra quelli di fede musulmana e quelli di fede cristiana. Chiese e moschee sorgono a poche centinaia di metri una dall'altra. Il popolo condivide queste differenze religiose in modo naturale e amichevole. Nonostante in molti altri paesi queste due fedi sono spesso fortemente in contrasto per pregiudizi e diffidenze reciproche, il popolo burkinabè accetta la diversità come naturale, ancher se in fondo alla loro anima si avverte sempre molto marcata la loro fede animista. I culti religiosi (non fotografabili per loro volere) sono delle feste notturne dove la veglia al defunto dura tutta la notte tra falò, canti, balli e urla di liberazione, che accompagnano l'anima del defunto nel suo passaggio all'altro mondo.

 

Hasankeyf è una cittadina sulle sponde del fiume Tigri, nella Turchia sudorientale. Malgrado sia poco frequentata dal turismo di massa, Hasankeyf vanta una storia plurimillenaria. Nel corso dei suoi 12 mila anni di vita, la cittadina ha visto avvicendarsi diverse civiltà. Ognuna di queste civiltà ha lasciato il suo retaggio e la cittadina è oggi un ricchissimo museo a cielo aperto che vanta monumenti quali il Palazzo Mardinike, di epoca Artuqide, e quel che rimane di due massicci piloni in pietra dell’antico ponte sul Tigri (XII secolo); la Moschea el-Rizk, costruita nel 1409 dal Sultano Ayyubide Suleiman; il mausoleo cilindrico, riccamente decorato con motivi turchesi, di Zeynal Bey (XV secolo); nonché innumerevoli abitazioni scavate nella viva roccia. Queste ultime sono probabilmente il retaggio più antico di Hasankeyf, il luogo del primo insediamento. Secondo il ‘National Geographic‘, solo un quinto del patrimonio archeologico di Hasankeyf è stato sinora portato alla luce.
Questo straordinario villaggio ormai è prossimo alla sua fine. Le acque della diga di Ilisu tra non molto inghiottiranno i dodicimila anni di storia di questa meravilgiosa cittadina affacciata sulle sponde del fiume Tigri.
Molte associazioni, Ong e Onlus si stanno battendo (assieme al partito democratico BDP) per far si che questo non si avveri, ma la battaglia è ogni giorno più dura, soprattutto in questi ultimi anni con la costruzione della diga ormai giunta al 90% del suo compimento.

Il viaggio dei migranti raccontato all'interno dei campi profughi situati sui tre confini di Ungheria (Roszke) Croazia (Tovarnik) e Slovenia (Harmic). All'interno di questi centri a cielo aperto, migliaia di migranti aspettano fiduciosi di poter fare il loro ingresso in Europa. I bambini giocano, gli uomini si riposano, le donne accudiscono la famiglia e sperano in un futuro migliore.

April 24, 2015

Il Nepal dopo il terribile terremoto, una terra ferita nell'anima. Una terra che è capace di rialzarsi per lottare e ricostruire. Una terra nella quale si sono riunite le forze di tantissime associaizoni pronte a dare una mano a questo meraviglioso popolo.
Durante il periodo successivo al terremoto ho avuto la fortuna di seguire diverse tipologie di aiuti umanitari. Dall'associazione Don Bosco, alla storia eroica dei pompieri di Kathmandu, passando per un orfanotrofio della capitale gestito da una signora Belga che nonostante i problemi interni alla sua associazione si prodiga con i suo ragazzi per portare aiuto ai terremotati, fino a una storia tutta italiana, la storia di un ragazzo di nome Alberto Luzzi, legato al Nepal da molti anni da forti amicizie, che decide di partire durante i terremoti per formare un'associazione di nome Jay Nepal. Una storia nata grazie alla rete internet che ha raccolto centinaia di giovani sia locali che provenienti da divertse parti del mondo, sotto un'unica missione: abbattere le case pericolanti per ricostruirle e ridare un tetto alle migliaia di sfollati che ancora oggi, a un anno dalla tragedia, si ritrovano senza una casa.
Questi scatti sono un breve riassunto di quello che sarà raccontato nel libro di prossima uscita intitolato "Humanity: storie di unama solidarietà dal Nepal colpito dal terremoto"

Progetto incentrato sull'anima del rock'n Roll. Un omaggio alla sua potenza, ai suoi colori, ai suoi gesti, alle sue attitudini, al suo coinvolgimento, alla sua libertà, alla sua passione!
 

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